“Esperienza e cuore”: il racconto del restauro su Il Giorno

“Esperienza e cuore”: il racconto del restauro su Il Giorno

News ∙ 25/07/2024

In data giovedì 25 luglio 2024 la Scuola di Restauro di Botticino è stata protagonista dell’articolo in doppia pagina sul quotidiano Il Giorno, che ha raccontato le peculiarità della professione del restauratore e riportato le principali attività che la scuola ha coordinato nell’anno del cinquantesimo anniversario dalla fondazione.

L’articolo è arricchito dall’intervista alla professoressa Laura Rivali, che proprio quaranta anni fa conseguiva il titolo e diventava a tutti gli effetti una restauratrice presso la Scuola di Restauro di Botticino. Oggi è nello staff di insegnanti di questa realtà, arricchendo di anno in anno il testimone da passare ai giovani. Un concentrato di sapere e di esperienza sul restauro di dipinti su tela.

A quale periodo appartengono le opere di cui generalmente si occupa?
«Possono spaziare dal 1300 fino alla fine del Settecento o ai primi anni dell’Ottocento. Di solito sappiamo a cosa andiamo incontro, perché una volta i materiali erano codificati. Ogni opera era ricca di informazioni perché l’obiettivo dell’artista era che durasse nel tempo. Per quanto riguarda gli affreschi, poi, nei contratti con la committenza c’erano delle voci a parte per l’acquisto dei materiali più preziosi, per esempio i lapislazzuli usati per l’azzurro e la foglia d’oro per i rivestimenti. In ogni caso, prima di mettere mano al restauro, si parte sempre dalla diagnostica».

Le è mai capitata una sorpresa, qualcosa che non si aspettava?
«Si. Per esempio restaurando una pala d’altare con un soggetto religioso, mi sono accorta che in uno strato precedente c’era un’altra opera, con un altro soggetto: ai lati sono spuntati altri personaggi con le mani giunte, come se pregassero (quindi la tematica era sempre religiosa). L’opera era settecentesca, la sua collocazione originaria era in una chiesa e poi era stata custodita in un museo».

Le sfide più difficili da affrontare?
«Quando ci troviamo davanti a opere di grandi dimensioni, anche di 4 metri e mezzo per 2 metri e mezzo, oppure a dover restaurare dipinti su supporti diversi dalla tela o dal legno. Ad esempio ci è capitato tra le mani uno stendardo realizzato su seta. Ma è molto stimolante perché consente agli studenti che si stanno specializzando in diversi settori di lavorare in sinergia».

Nota nei suoi studenti lo stesso entusiasmo che aveva lei quando ha scelto di diventare restauratrice?
«Sì. Mi piace soprattutto vedere le loro emozioni quando mettono le mani su un’opera: provano meraviglia, la stessa che io sento ancora, dopo tanti anni. Questa passione ci distinguerà sempre dalle macchine. Si parla tanto di intelligenza artificiale, oggi, e della possibilità che un giorno possa sostituire l’uomo praticamente in tutto. Ecco, quando si ha a che fare con l’arte, l’uomo sarà sempre il protagonista».