
Gli interventi di restauro per l’allestimento dell’anticamera di Palazzo Reale a Milano
Durante gli anni formativi universitari, ho lavorato come custode museale nel Palazzo Reale di Milano. Intervallavo le lezioni con l’impegno nelle varie esposizioni ed eventi in corso. Questo, con l’obiettivo di coronare la mia passione per il restauro.
Entrare nelle stesse sale, dopo anni, in veste di restauratrice, mi ha emozionato tanto, ed auguro a tutti i nostri studenti di poter avere verso se stessi lo stesso orgoglio.
NUOVO ALLESTIMENTO NELLE SALE NAPOLEONICHE
La recente convenzione firmata con il comune di Milano per la conservazione del proprio patrimonio artistico, ha visto la nostra scuola, impegnata ad accogliere e sovrintendere l’istallazione di due importanti arredi lapidei per il nuovo allestimento nelle sale Napoleoniche della biglietteria di Palazzo Reale.
Provenienti dal GAM di Milano, i due grossi vasi, sono copie ottocentesche del vaso Borghese, esposto al Louvre di Parigi, e del vaso Medici esposto alla galleria degli Uffizi di Firenze. Volute all’ingresso della mostra di Andrea Appiani, pittore ufficiale di Napoleone, che nella sala delle Cariatidi dipinse i suoi fasti, hanno come filo conduttore la ricomposizione stilistica delle sale Napoleoniche in continuità con la filologia e la tematica dell’esposizione. Il fregio del vaso Borghese raffigura un tiaso dionisiaco: con Dioniso, Arianna, satiri e, menadi che suonano strumenti e danzano. Uno dei satiri sorregge Sileno ubriaco. Il fregio del vaso Medici raffigura probabilmente i re greci radunati a Delfi prima della guerra di Troia, mentre la figura femminile seduta in terra ai piedi di una statua di Artemide dovrebbe essere Ifigenia.
La richiesta della dott.ssa Paola Strada, funzionario della Soprintendenza di Milano, è stata quella di avere un restauratore che lavorasse in sinergia con l’impresa specializzata per il trasporto e la movimentazione di opere d’arte.
Le sei casse scaricate contenevano ciascuno un elemento dell’opera. La prima fase del restauro è stata quella di verificare la perfetta conservazione nel trasporto. I due grandi vasi, formati da tre elemeti ciascuno (basamento, fusto e cratere), hanno peregrinato nel corso della loro vita espositiva, da una sede all’altra. Da una prima collocazione ottocentesca presso il Palazzo Reale di Milano, sono stai spostati in epoca recente alla
Galleria d’Arte Moderna in via Palestro per poi essere nuovamente riportati nella loro sede originaria.
Le superfici di contatto tra un elemento e l’altro avevano infatti più strati decoesi di malte utilizzate precedentemente per l’assemblaggio. Queste, presumibilmente di composizione a calce ed in alcuni punti a gesso, sono state asportate con una pulitura meccanica tramite bisturi chirurgico per avere delle superfici pulite su cui lavorare.
E’ stato necessario, per l’entità del peso dei singoli elementi, l’utilizzo di un paranco mobile che ha facilitato, oltre al montaggio, anche le operazioni di finitura della pulitura prima del definitivo assemblaggio. Per prima cosa sono stati posizionati i piedistalli delle opere, equidistanti dal muro e centrali rispetto alla specchiatura in marmorino delle pareti. Su di essi sono stati appoggiati ed ancorati con l’ausilio di malta a base calce ed inerti selezionati simili per granulometria e tono agli alementi attigui, i fusti decorati. La sigillatura tra i due elementi è stata fatta sottolivello.
I vecchi perni di ancoraggio dei crateri sono stati sostituiti nel corso del tempo e gli attuali sono in acciaio inox di dimensione e lunghezza diverse uno dall’altro. Anch’essi trattati precedentemente sono stati ripuliti da materiale incoerente e protetti in modo da prolungare loro funzione.
Il finale posizionamento dei crateri ha ridato all’intera opera la sua originale composizione allungata. Oltre all’utilizzo del perno anche per questi elementi è stata prodotta una malta mescolando in loco inerti e legante, così da ottenere un sottotono neutro.
L’impatto scenico finale vede le due opere una di fronte all’altra accogliere i visitatori all’ingresso delle sale espositive del piano nobile. L’idea di ricomporre formalmente gli ambienti sia tramite il restauro dell’impianto decorativo parietale che per il riposizionamento degli arredi ottocenteschi, restituisce al visitatore l’immagine dei fasti napoleonici dove il Palazzo Reale era sede di rappresentanza imperiale.
DEBORAH D’ELIA.






